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Le strategie Nel marketing digitale

Il marketing digitale non è più un’opzione: è il cuore pulsante della crescita di ogni azienda moderna. In un ecosistema sempre più competitivo, le strategie digitali devono essere strutturate, integrate e soprattutto orientate ai risultati. Io azzarderei anche a dire che dovrebbero essere anche ben ragionate prima di cominciare. Oggi molte persone si affidano sempre più ad automatismi che poco si rivelano efficaci e in questo articolo vorrei proprio approfondire le strategie più efficaci di marketing digitale, esplorando strumenti, metodi e casi concreti. Tutto ciò che devi sapere per costruire una presenza online solida e duratura. Ma sopratutto vorrei cercare di far capire quanto un contenuto di qualità abbia più possibilità di posizionarsi bene rispetto ad un contenuto partorito con fretta e senza troppi ragionamenti

Strategia SEO: La Base del Posizionamento Organico

Sarà che io sono di parte ma non posso non iniziare dal punto più importante di qualsiasi strategia che riguardi il marketing digitale. Se volete emergere nel web non è un settore che potete trascurare. Prendetelo seriamente in considerazione. Guardate bene chi avete intorno (competitor) e non sparate cose a caso se poi non sapete di cosa state parlando. Fate un attenta analisi di quelli che sono i vostri punti di forza, analizzateli e solo poi impiantante una strategia seria e competitiva. Da qui possiamo passare alla fase successiva.

Ricerca e analisi keyword

Il primo passo è identificare le parole chiave che il tuo pubblico cerca. Ancora più importante è identificare qual’è il vostro pubblico ma potrebbe essere un passo secondario se non avete un’idea chiara di quali sono i termini che cercano. Quando avete capito qual’è il vostro punto di forza non potete non prendere in considerazione chi è il vostro cliente tipo. Fatevi proprio la domanda specifica. Con chi mi piacerebbe lavorare? Con un cliente che mi chiama ogni 10 minuti per stupidaggini incredibili? Preferisco un cliente che non si fa sentire per 3 mesi e poi mi fa cento domande sulle strategia di marketing che ho utilizzato per 4 ore a fine mese?
Immaginando questo tipo di cliente come ve lo immaginate? Come parla? Come si comporta? Cosa scriverebbe su internet per cercarvi?
Questo richiede strumenti come:

Io personalmente li utilizzo tutti. Dedico veramente tanto tempo nella ricerca dei volumi, del target e delle specifiche che voglio trovare nel mio cliente tipo. Perché ricordatevi che se è il cliente che sceglie voi ma non siete voi a scegliere il cliente prima o poi qualcosa si romperà. Il perfect match sarebbe quello che siate entrambi a scegliervi a vicenda. Fidatevi che servirà molto questo tipo di scelta perché in un percorso che richiede fiducia e dedizione è fondamentale piacersi. (Parlo proprio in termini di obiettivi aziendali) Cioè se non vi piace il servizio che vendete o al cliente non piace la strategia che utilizzate… difficilmente andrete lontano.

Ottimizzazione on-page

Dopo che avete fatto la ricerca che vi ha portato a perfezionare ogni dettaglio assicuratevi di affidarvi ad un Seo Specialist di spessore perché posizionare l’articolo che avete scritto (o fatto scrivere) sarà un elemento fondamentale per raggiungere quel target che vi siete prefissati. Questo lavoro non va’ affatto sottovalutato. Va ragionato con logica e sentimento. Deve rispecchiare il vostro essere. Un articolo “freddo” arriverà come tale e non convertirà nulla. Anche se dovesse posizionarsi. Leggervi deve essere un piacere.

Ogni pagina deve essere ottimizzata con:

  • H1 chiaro e coerente
  • Meta tag strategici
  • URL parlante
  • Immagini ottimizzate e con attributi alt
  • Schema markup (FAQ, Article, Product…)

Questi pochi consigli forniti sembrano banali ad occhio tecnico ma credetemi che ho visto gente definirsi Seo Specialist e non avere minimamente idea di cosa stesse scrivendo e ottimizzando. La tecnica in questo caso non è da considerarsi un fattore secondario ma un elemento fondamentale per la riuscita del posizionamento.

SEO tecnica

  • Velocità del sito (LCP, FID, CLS)
  • Struttura dei link interni
  • Mappa XML aggiornata
  • Robots.txt ben configurato

Non spenderò molto tempo su questi elementi perché in futuro voglio scriverci dei contenuti mirati. Tecnicamente posso dirvi che sono fattori che incidono ma che (secondo me) google considera secondari. Spiego meglio prima che i tecnici del settore mi lapidano.
Questi 4 elementi per stessa ammissione di google sono elementi che influenzano il ranking. Tuttavia posso garantirvi, con i risultati, che ho posizionato articoli ben scritti tralasciando questi 4 elementi a dimostrazione che un bel contenuto è più apprezzo di un contenuto scritto magari con l’AI e poi ottimizzato.

Contenuti evergreen

Crea articoli che restano rilevanti nel tempo e che puoi aggiornare ciclicamente. Approfondisci le keyword informazionali.

[Articolo correlato: Come indicizzare correttamente un sito web]
Sto scrivendo questo articolo proprio in questi giorni. conto di farlo uscire entro la fine di giugno. Essendo questo un capitolo del mio libro non me la sono sentita di scriverci qualche frase senza approfondirlo quindi mi preoccuperò presto di aggiornare questa parte. Se la stai leggendo è perché non siamo ancora a fine giugno 2025. (a dimostrazione che aggiorno gli articoli costantemente)

2Content Marketing: Il Contenuto Come Atterraggio Emozionale

Pillar page e topic cluster

Crea contenuti fondamentali che diventino hub tematici e collegali a contenuti secondari. Esempio:

  • Pillar: “Marketing Digitale”
  • Cluster: “SEO”, “Social Media”, “ADV”

Storytelling e copywriting

Un contenuto non deve solo informare, ma coinvolgere. Qui un mio amico e storyteller mi ha aiutato tantissimo. Ho avuto il piacere di indicizzare il Blog di Viaggi di Andrea Marchegiani. Questa opportunità lavorativa mi ha offerto una visione su varie tecniche:

  • Formula PAS (Problema – Agitazione – Soluzione)
  • CTA persuasive
  • Microcopy per aumentare i CTR

Sembra banale ma se ci pensate un buon film è articolato nello stesso modo. In fondo perché un articolo non dovrebbe esserlo?

Formati: blog, video, infografiche, podcast

Qualche tempo fa ho scritto per un cliente l’articolo Neuromarketing e neurobranding nel marketing sotto sua specifica richiesta. Aveva pensato di farlo scrivere all’AI e appropriarsene. Pensava, erroneamente, di poter sostituire un copywriter e un seo specialist con un bot. Tralasciando i commenti personali ha però dato a me l’opportunità di approfondire un tema che prima non avevo mai sperimentato.
In questo articolo comprendevo la profonda evoluzione psicologica che il marketing sta avendo e ti invito a leggerlo per comprenderne meglio il potenziale. Ma se vuoi passare al paragrafo successivo ti dico che devi essere disposto a diversificare il più possibile i contenuti per intercettare i vari segmenti del tuo pubblico. Utilizzare un solo mezzo ti preclude la possibilità di essere più efficace negli altri elementi. Per farla breve se scrivi e basta ti perdi quel target che invece preferisce i video. ecc.

Advertising: Quando il Budget Incontra la Strategia

Io non sono particolarmente a favore di questo elemento. Anzi se posso evitarlo lo faccio volentieri. Attenzione però. Perché se si vogliono risparmiare soldi importanti su specialisti seo o web developer o più semplicemente non hai le competenze e vuoi comunque raggiungere il tuo pubblico… ci sta! Il difetto di questa pratica è che quando si smette contemporaneamente cede anche il traffico. Sono più dell’idea che l’advertising dovrebbe sposare la tecnica. Come rafforzamento del tuo obiettivo. Voglio posizionarmi con la keyword Strategie di Marketing Digitale e investo in quella keyword e allora potrebbe avere un senso.
Qui il master assoluto è:

Google Ads

  • Campagne search con intent commerciale
  • Annunci display per branding
  • Remarketing per ritorno

Tutto deve essere calcolato e strategicamente funzionale. Non dimenticatevi i punti precedenti e prendetevi del tempo per ottimizzare le campagne. Implementate funzionalità importanti come GTM (Google Tag Manager) e monitorate, monitorate e ottimizzate.

Meta Ads (Facebook e Instagram)

Lavoro nel marketing digitale da oltre 18 anni. In tutto questo tempo ho gestito centinaia di campagne pubblicitarie, per clienti completamente diversi tra loro: da attività importanti di Compro Oro, a location esclusive come Villa Brasini, fino a brand emergenti (si fa per dire perché è sul campo da 35 anni ma è digitale da appena uno) come FrankLo. E c’è una cosa che ho capito molto presto: l’advertising online non si improvvisa. L’ads non si inventa. L’ads si padroneggia.

Mi capita spesso di entrare in account pubblicitari dove si sono bruciati migliaia di euro, senza uno straccio di strategia. Campagne avviate “a sentimento”, senza funnel, senza segmentazione, senza test. E ogni volta tocca ripartire dalle basi.

Non poco tempo fa ottimizzavo il sito per un cliente e avevano un “esperto ads” interno che doveva chiedere a chatgpt come impostare le campagne. Fin qui niente di male ma il problema è che chiedevano ai loro clienti migliaia di euro spacciandosi per i più forti di Roma. Si purtroppo rischiate di mettervi in mano a questa gente se non avete una base solida per valutare il loro lavoro.

Nel nostro metodo, ogni campagna parte da un’analisi: del pubblico, dei contenuti, degli obiettivi. Lavoriamo con funnel strutturati (TOFU, MOFU, BOFU), test A/B costanti, creatività dinamiche e un’attenzione maniacale ai dati. Non ci limitiamo a usare Meta Ads, TikTok o Google: costruiamo ecosistemi pubblicitari che lavorano in sinergia, dove ogni euro investito ha un senso.

Non è questione di fortuna. È questione di metodo, di competenza e di capacità di adattarsi ai cambiamenti. È questo il tipo di pubblicità che ci piace fare. E che porta risultati concreti.

TikTok, YouTube e native ads

Non mi sono mai fatto problemi a testare nuove piattaforme, anzi. Alcune delle campagne più interessanti che ho seguito negli ultimi anni sono nate proprio su canali alternativi: TikTok, YouTube Shorts, oppure in formati nativi su testate verticali. Non si tratta solo di “esserci”: si tratta di sapere come esserci, con il messaggio giusto, nel momento giusto.

TikTok, ad esempio, non è più una piattaforma solo per balletti: è uno strumento potentissimo per intercettare un pubblico giovane, ma anche ultra-consapevole. (non fate l’errore di sottovalutare i giovani)
Abbiamo lanciato una linea di gioielli ricondizionati proprio lì, puntando tutto sulla componente emozionale e sulla narrazione visiva. Con risultati che hanno superato in un modo assurdo le aspettative iniziali.

YouTube ci ha permesso di lavorare con brand dalla forte componente visiva, sfruttando il formato bumper per la notorietà e gli in-stream per la conversione. Mentre i native ads sono diventati un alleato prezioso per posizionamenti editoriali strategici, soprattutto quando serve “spingere” un concetto con autorevolezza.

La creatività è l’asset, certo. Ma senza un contesto strategico, una buyer persona chiara e un’analisi comportamentale alle spalle, resta solo rumore. Noi, a quel rumore, preferiamo la direzione. E la performance.

Funnel di Conversione: Dal Click alla Vendita

Strategia TOFU > MOFU > BOFU

Mi sono sempre chiesto quante aziende buttano soldi semplicemente perché non hanno un funnel chiaro. Qui torniamo un po’ a quello che scrivevo all’inizio e non voglio risultare retorico ma voglio sottolineare!
La verità è che la maggior parte delle campagne fallisce non per mancanza di traffico, ma per mancanza di percorso.

Ogni volta che progettiamo un funnel, io parto da tre domande semplici: (Si le stesse di sempre)

  1. Chi è il pubblico?
  2. Cosa sa già del tuo brand?
  3. Cosa deve fare per diventare cliente?

Da lì nasce tutto: TOFU, MOFU, BOFU. Lo so, sembrano nomi in codice, ma funzionano.

TOFU è la fase dove dobbiamo catturare attenzione e fiducia. Ci mettiamo contenuti educativi, informativi, divulgativi. Blog, reel, ebook, guide gratuite o anche articoli di alta qualità. Ho fatto lead magnet con 3.000 download in 48 ore, ma solo perché sapevamo esattamente cosa voleva leggere il pubblico che andavamo ad intercettare.

MOFU è dove iniziamo a selezionare. Qui servono contenuti con valore reale: casi studio, webinar, video dove spieghiamo cose complesse in modo semplice. Qui vince chi sa educare. Personalmente in questo percorso sto crescendo tantissimo e non mi sento di approfondirlo troppo perché non mi considero cosi autoritario. Ci sono docenti di spessore dai quali io continuo ad imparare (nonostante io stia insegnando) e volutamente vi invito a partecipare ad un webinar o provare a farne uno voi.

BOFU è il momento decisivo. Conversione. E lì bisogna essere diretti: una landing chiara, un’offerta smart, un form snello. Nessuna distrazione. Il bottone deve portare a un risultato.

Nel mezzo c’è la parte che adoro: la lead generation. Usiamo form dinamici, connessioni dirette con CRM, automazioni che parlano agli utenti in base a quello che fanno. Non vendiamo mai a freddo. Riscaldiamo, nutriamo, convertiamo.

Ogni funnel che costruiamo è un pezzo unico. Lo disegniamo, lo testiamo, lo ottimizziamo ogni giorno. Perché il click è solo l’inizio. La vera sfida è tutto quello che succede dopo.

Lead generation

La parte che pochi vedono — ma che fa davvero la differenza — è quella che viene dopo la prima conversione. È lì che si costruisce valore.

Io sono ossessionato dalla fidelizzazione. Non per strategia, ma per esperienza. Ho sempre preferito clienti che restano dieci anni piuttosto che quelli che comprano una volta e spariscono. Per questo, nei nostri progetti, il nurturing non è un “bonus”: è parte integrante della strategia.

Abbiamo costruito flussi automatici di benvenuto che parlano davvero come il brand. Workflow che reagiscono ai comportamenti dell’utente, email che si attivano solo quando serve, non quando “deve partire la newsletter”. Ci sono intere sezioni di questo sito che si adattano alle tue esigenze. Si esatto hai letto bene. Alcuni articoli e titoli cambiano dinamicamente in base alla ricerca che viene fatta. In alcuni casi abbiamo trasformato clienti dormienti in ambassador attivi con una sequenza di 4 mail. Perché il trucco è tutto nel timing e nel tono. Potete leggere tutti i libri che volete ma questa è esperienza che si acquisisce solo sul campo

L’integrazione con i CRM è fondamentale. Ma non basta collegare HubSpot o ActiveCampaign: bisogna mappare il customer journey e capire come comunicare in ogni fase. Lo facciamo con logiche di upsell, reminder, contenuti di valore e follow-up che sembrano scritti a mano, anche se poi di fatto sono automatizzati per evitare ovvie perdite di tempo. In sintesi un lavoro fatto bene una volta si può applicare sui grandi numeri. Ma la premesse deve essere irremovibile: Fatto bene!

Il punto è semplice: chi ha detto “il cliente ha sempre ragione”, probabilmente non aveva un buon workflow. Noi lavoriamo perché ogni cliente, nel tempo, sia anche il miglior investimento.

Automazioni e Intelligenza Artificiale

Marketing Automation

Automatizzare non vuol dire disumanizzare. Vuol dire creare sistemi che lavorano per te, anche quando non sei davanti a uno schermo.
Chi mi conosce sa quanto io inviti a rimanere lontano dalla inteligenza artificiale ma chi mi conosce bene sa che stiamo contribuendo all’addestramento della stessa. Perché ne comprendiamo il valore che sta per regalare all’umanità. Immaginate di avere la conoscenza di Albert Einstein con un cervello quantistico a disposizione. Come potete pensare di non poterlo sfruttare?
Quando ho iniziato a lavorare nel marketing digitale, l’automazione era una parola grossa. Metterla in pratica era un film incredibile con problematiche che oggi non esistono neanche piu. Oggi, è la base per scalare un business.

Utilizziamo strumenti come ActiveCampaign, Mailchimp o HubSpot in modo chirurgico: non per mandare newsletter a caso, ma per tracciare ogni evento, ogni comportamento, ogni clic che racconta qualcosa dell’utente. Per me, un sistema è intelligente solo se risparmia tempo al team e regala valore all’utente. Tutto il resto è software sprecato.

Poi c’è l’Intelligenza Artificiale — e lì si apre un mondo.

Intelligenza Artificiale e predittiva

Io ho iniziato ad applicare GPT ai progetti SEO e ADV molto prima che se ne parlasse ovunque. Chatbot intelligenti, scrittura automatica di creatività pubblicitarie, analisi predittive su flussi di comportamento. Abbiamo perfino testato landing page che cambiano linguaggio a seconda del traffico in ingresso. E funziona. Siamo parte del progetto e abbiamo contribuito allo sviluppo di centinai di righe di codice su OpenAi per il mercato italiano.

Però non illudetevi con l’AI non ci limitiamo a fare più in fretta. Miriamo a fare meglio.
Se abilil segmentiamo in tempo reale, personalizziamo su larga scala, identifichiamo i punti deboli di un funnel prima ancora che diventino un problema.

Non è magia, è metodo. È innovazione messa al servizio della strategia.
E la cosa più affascinante è che siamo solo all’inizio.

Analisi e KPI: Misurare Tutto (e Capirlo)

Strumenti essenziali

C’è una frase che ripeto sempre a chi lavora con me:

“Tutto si può misurare, ma non tutto ha senso misurarlo.”

È vero che oggi abbiamo dashboard ovunque, ma la vera sfida non è raccogliere dati — è interpretarli. Ottimale sarebbe saperli leggere. Ho visto aziende che tracciavano 200 eventi su GA4 senza avere idea di cosa fosse un cost per lead. E viceversa: progetti piccoli, con 4 KPI ben scelti, che scalavano in maniera chirurgica.

Noi partiamo sempre da qui: cosa vogliamo ottenere?
Perché da questo dipende tutto il resto: GA4, GTM, heatmap, CRM, automazioni… sono strumenti. Ma servono solo se hai una mappa mentale chiara.

Ogni nostro report è costruito su misura. Alcuni clienti vogliono vedere il ROAS ogni 48 ore. Altri ci chiedono l’engagement sulle newsletter. Qualcun altro — e te lo garantisco — si emoziona quando vede salire la linea dei click organici da SEO.

Ma il punto è uno solo: i numeri non mentono mai, e se impari ad ascoltarli, ti guidano meglio di qualunque strategia improvvisata.
Un consiglio personale che voglio regalarti se sei un cliente e stai pensando di approcciare a questa attività è: Fidati solo di quello che puoi leggere da una dashboard che ti ha messo a disposizione l’agenzia. Se l’agenzia non ti mette a disposizione le dashboard è facile ti sta rubando i soldi. Scappa finché sei in tempo, chiudi quel contratto e trova qualcuno di più serio. Sta sperperando i tuoi soldi e non ha la più pallida idea di come tracciare i tuoi KPI (ammesso che sappia cosa siano)

KPI principali

Il marketing digitale non è una serie di strumenti.
È un ecosistema dove ogni azione ha una conseguenza e ogni dettaglio fa la differenza. dove ogni KPI fa la differenza

Noi di ThunderEmme non promettiamo miracoli.
Costruiamo processi, ottimizziamo ogni centimetro, testiamo, analizziamo, correggiamo, e poi ripartiamo da capo.

Se vuoi scalare con intelligenza, è il momento di trattare il marketing come un asset, non come una spesa.

Il primo passo? È capire che non stai cercando un fornitore. Stai cercando un partner.
E noi, questo lo sappiamo fare molto bene.

Non misurare tutto. Misura ciò che conta davvero in base agli obiettivi.

Le strategie di marketing digitale non sono un insieme casuale di tecniche: sono un sistema interconnesso che richiede visione, metodo e sperimentazione costante. La chiave è creare un ecosistema coerente in cui SEO, contenuti, advertising, funnel e automazioni lavorano insieme.

Per questo ThunderEmme non offre soluzioni preconfezionate, ma costruisce strategie di marketing digitale su misura, testate e adattabili nel tempo.

Vuoi iniziare a dominare il digitale? Inizia dalla nostra consulenza SEO oppure contattaci per una strategia completa.

Autore: Matteo Bannò – CEO ThunderEmme, docente e consulente di marketing digitale.

Le domande che ci fanno più di frequente

1. Quali sono le strategie di marketing digitale più efficaci oggi?
Le strategie più efficaci sono quelle integrate: SEO tecnica + content strategy, funnel strutturati, ADV segmentato e automazioni intelligenti. Nessun canale da solo porta risultati se non è parte di un ecosistema.

2. Quanto tempo serve per vedere risultati concreti dal marketing digitale?
Dipende dagli obiettivi e dalla strategia. La SEO richiede 3-6 mesi per dare i primi risultati solidi. L’advertising può generare lead anche nel primo giorno, ma solo se il funnel è ottimizzato.

3. Ha ancora senso investire in SEO con l’AI che cambia tutto?
Assolutamente sì. L’AI potenzia la SEO, non la sostituisce. I motori di ricerca vogliono contenuti di valore, utili e ben strutturati. L’AI può aiutare, ma la strategia resta il cuore.

4. Come si integra l’intelligenza artificiale nel marketing digitale?
Con strumenti predittivi, chatbot, automazioni di copywriting e analisi del comportamento utente. Noi usiamo GPT, workflow dinamici e sistemi che imparano in tempo reale.

5. Come capire se una strategia sta funzionando davvero?
I numeri parlano. Tracciamo KPI come ROAS, CPA, tasso di conversione, bounce rate, tempo di permanenza e crescita organica. Se non si misura, non si migliora.

6. Perché scegliere ThunderEmme come partner strategico?
Perché non vendiamo pacchetti preconfezionati. Progettiamo strategie su misura, testate, orientate al risultato. E perché ci mettiamo la faccia, ogni giorno.

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